Obbedienza: una risposta di libertà piena

     Si sa, la vita di un istituto, come quella di un’organizzazione, è “regolata” da norme, da codici di comportamento, da precisi ruoli a cui tutti sono chiamati ad attenersi. Ma se qualcuno tra noi si fermasse a quest’orizzonte rischierebbe di togliere l’anima a un istituto religioso annientando ciò che di fatto esso è realmente: frutto gustoso e benefico di un carisma che lo Spirito di Dio dona alla sua Chiesa, per la vita del mondo.
     Di questa luce risplende tutto il resto: i voti, la regola di vita, i ruoli, la struttura gerarchica-comunionale, la missione, la fraternità. Tutto ha un senso se vissuto come risposta al dono di Dio, fatto a un Fondatore o Fondatrice e rinnovato nella vita dell’Istituto e di tutti i suoi membri.
     A entrare in queste sfumature essenziali di senso e di valore, ci ha aiutato p. Gianfranco Ghirlanda sj, attraverso due interessanti relazioni: Il servizio dell’autorità e dell’obbedienza nella vita religiosa e Le Costituzioni di un istituto religioso espressione del carisma.
     «Compresa nella sua dimensione più profonda e attuata nella sua radicalità evangelica – ha affermato p. Ghirlanda – l’obbedienza religiosa è una testimonianza profetica nella Chiesa e nel mondo di oggi: è una sfida di profezia evangelica. […] Di fronte alle divisioni a causa della razza e della provenienza, della lingua e della cultura, di fronte allo spirito di discordia e di divisione, “autorità e obbedienza risplendono come segno della fraternità nata dallo Spirito, della libertà interiore che si fida di Dio nonostante i limiti umani di quanti lo rappresentano” (Vita consecrata, 92)».
     Questo per noi è un impegno e una certezza!
 
 
Ariccia, 11 settembre 2013